Il culto di S. Leonardo di Noblat

Luogo: Montevaccino
Periodo: inverno 2010
Articolo inserito il: 27.02.10

Nel 2009 si è festeggiato l'Anno Leonardiano, in concomitanza del 1450° anniversario della morte del santo di origine francese San Leonardo di Noblat.
Anche la comunità di Montevaccino ha voluto rendere omaggio al proprio patrono, dedicandogli il giorno giovedì 5 novembre 2009 una serata dal titolo "Il culto di S. Leonardo di Noblat tra fede, storia e devozione". La serata, introdotta dal parroco don Mario Tomaselli, ha visto gli interventi del teologo Giovanni Patton sul tema "Il significato della santità", il bibliotecario Gianko Nardelli sul tema "Vita e opere di S. Leonardo" ed infine l’arch. Antonello sul tema "Il culto di S. Leonardo nella famiglia Del Monte – Saracini".
montevaccino.it dedica uno "speciale" a questa importante ricorrenza, riproponendo la relazione redatta da Gianko Nardelli sul tema "Vita e opere di S. Leonardo".

Premessa

Premetto che non sono uno storico, ma caso mai un appassionato di storia locale.
Questa relazione non è esaustiva, ma vuol essere un modesto contributo alla conoscenza della figura di questo Santo che, essendo contro-corrente alla logica imperante dell’egoismo, materialismo, individualismo ed edonista del nostro tempo, è da considerarsi un "santo quanto mai moderno".


L'Anno Leonardiano

Sfogliando libri e documentazione per cercare ulteriori notizie sul nostro santo patrono, scopro su internet, con molto stupore che il 2009 è l’Anno Leonardiano in seguito al 1450° dal dies natalis (anniversario della scomparsa del santo) avvenuta, si presume, il 6 novembre 559.
La collocazione principale delle celebrazioni è la Collegiata di Saint Leonard de Noblat nell’omonimo comune francese a circa 22 km da Limoges, nella regione del Limosino, dove giacciono le spoglie dell’abate, in concomitanza con le Grandi Ostensioni settennali del 2009. Qui opera la Confraternita di San Leonardo che ha avuto un ruolo importante per questo grande evento.
Le finalità di quest’anno giubilare sono:
• di riscoprire la grandi figura dell’Abate Leonardo, la sua molteplice ed instancabile attività, i suoi numerosi miracoli
• di rivivere i primi tempi della nostra Chiesa
• di approfondire i suoi insegnamenti
• di compiere un pellegrinaggio sulla sua tomba e nella città che Egli ha fondato
• di riscoprire ed accrescere la nostra fede alla luce dei suoi insegnamenti
• pregare ed operare per l’Unità di tutti i cristiani ed il benessere delle nostre Comunità
Le celebrazioni per tale ricorrenza sono iniziate il 6 novembre 2008 e si sono concluse il 6 novembre 2009. In Italia, hanno preso il via il 4 gennaio scorso con l’accensione della Fiamma Leonardiana nella parrocchia di Panza, nell’isola di Ischia in provincia di Napoli, dove è custodita una reliquia del santo donata nel 2004 in occasione del Meeting Nazionale "Amici di San Leonardo Abate". Le celebrazioni si sono concluse il 6 novembre con lo spegnimento della Fiamma Leonardiana.


Si è scritto di lui...

S’interessa alla figura del santo Joudain de Laron, vescovo di Limoges e già priore della chiesa di S. Leonard de Noblat che verso il 1023 è a caccia di una anonima "Vita". Le prime notizie su San Leonardo si trovano nelle "Historie" d’Ademaro di Chabannes, scritte attorno al 1028, dove sono nominate le sue reliquie. Qualche anno dopo, in forma anonima, apparve una "Vita Sancti Leonardi", con il racconto di almeno nove miracoli a lui attribuiti, ritenuta però molto leggendaria. Con il loro consueto acume critico, i Bollandisti (i padri Gesuiti che studiavano e pubblicavano le Vite dei Santi) dichiararono «fabularum plena», piena di favole, questa pubblicazione.
Di lui scrissero anche Vincentius Bellovacensis nel suo "Speculum istoriale", Iacopo da Varazze verso il 1260 e Petrus de Natalibus nel "Catalogus sanctorum" verso la seconda metà del 1300. Non dimentichiamo anche il "Flos Sanctorum" di Alfonso de Villegas dato alle stampe nel 1588.
A livello trentino l’abate francese viene ricordato dal domenicano Bartolomeo da Trento nel suo "Liber" che, fra il 1244 ed il 1254, scrisse i tratti biografici dei santi venerati nella diocesi e zone limitrofe. Più recentemente ha contribuito a far conoscere il culto del Santo, nel 1999, la pregevole tesi di laurea di Mariangela Martini dal titolo "Il culto di S. Leonardo in Trentino tra documenti e memorie". In minima parte, all’epoca, il nostro Circolo ha contribuito a impreziosire questo lavoro fornendo il poco materiale documentale in suo possesso. La tesi ha avuto quale relatrice la dott.ssa Emanuela Renzetti. Proprio quest’ultima, docente presso la facoltà di sociologia di Trento, nel 2007 ha dato alle stampe il libro "La grammatica della salvezza" ove dedica un corposo capitolo al nostro patrono dal titolo "Leonardo, il santo che spezza le catene", recentemente recensito da don Severino Vareschi nella Rivista della Società di studi trentini di scienze storiche. Mi corre l’obbligo di ringraziare il dott. Fabrizio Leonardelli, direttore della Biblioteca Comunale di Trento, per avermi segnalato queste due pregevoli fonti.


La sua vita e le sue opere

Dalle nostre parti pare che S. Leonardo sia poco conosciuto. Eppure egli può vantare il merito di essere stato uno degli evangelizzatori dell’Europa nel periodo buio e difficile del Medioevo. La sua venerazione fu promossa con trasporto dai monaci Cistercensi di S. Bernardo di Chiaravalle e dai padri Benedettini, suoi contemporanei, a cui era affine la regola monastica: "Ora et labora", la mente ripiena di Dio, le mani operose e intelligenti al servizio degli altri. I suoi seguaci dimostravano cioè che essere cristiani significava "sporcarsi le mani nel fare, non solo nel cantare il gregoriano o nel biascicar preghiere", come ci ha ricordato mons. Giuseppe Grosselli nell’omelia leonardiana del 2004.
Nei suoi scritti P. Colombo Angeletti colloca la nascita del santo tra il 491 ed il 496, cioè verso la fine del V° secolo nel castello di Vandôme, nel villaggio di Correy, vicino ad Orleans, in Francia. La sua famiglia, forse appartenente ad un ceppo di origini romane stabilitasi in Gallia da molto tempo, era nobile e conduceva vita agiata alla corte del re franco Clodoveo I°. Ebbe come padrino di battesimo e precettore S. Remigio (437 – 553), vescovo di Reims, in Francia. Dei suoi fratelli si ricorda solo Lipardo che compare più tardi nella vita di Leonardo.
Leonardo rifiutò di arruolarsi nell’esercito, come voleva suo padre e com’era tradizione della nobiltà franca, per diventare discepolo di Remigio, arcivescovo di Reims, poi divenuto Santo, che aveva evangelizzato i Franchi e convertito il loro re, Clodoveo. Poiché S. Remigio, avvalendosi della sua amicizia col re, aveva ottenuto il privilegio di poter concedere la libertà a tutti i prigionieri meritevoli nei quali si fosse imbattuto, anche Leonardo chiese ed ottenne un potere analogo, che esercitò ripetutamente riuscendo a liberarne un gran numero. Ma il nostro santo eremita già da giovane chierico compiva prodigi tant’è che la sua fama oltrepassò i confini della Gallia, richiamando gente da ogni dove spinti dalla speranza della guarigione. Il re Teodorico, figlio e successore al trono di Clodoveo, non nascose il proprio disappunto per le scelte fatte da Leonardo. Gli assicurò aiuti materiali e morali per il proseguimento del suo apostolato, purchè rimanesse a corte, ma egli non cedette alle lusinghe. Gli fu chiesto di diventare sacerdote ed il monarca gli offrì persino la dignità vescovile, ma Leonardo – che non aspirava certo a glorie umane e che di carattere era schivo, umile e pio - rispose al sovrano: "Date la mitra pontificale a coloro che la desiderano. Io mi accontento di lodare il Signore conducendo una vita di eremita" (cfr. Vita 7). Leonardo accettò di essere nominato diacono per essere in grado di servire più completamente la comunità. Rinunciò alle ricchezze, agli onori, alla sicura carriera civile, politica, militare ed ecclesiale per dedicarsi alla vita monastica onde essere più intimamente a contatto con l’Altissimo.
Teodorico rimase talmente sorpreso dall’umiltà del giovane che gli concesse il privilegio di visitare le carceri. Qui Leonardo comprese le sofferenze e le privazioni patite dai molti reclusi che incontrò più volte. Da loro era atteso, invocato, ascoltato ed amato. La sua presenza era una garanzia di misericordia e di libertà. Approfittando della generosità della sua famiglia veniva in aiuto alle necessità materiali di tanti poveri.
Pur condividendo la sorte di molte persone in difficoltà, Leonardo era attratto da una vita di contemplazione e di lavoro a servizio di Dio. Così rinunciò ad una pingue eredità paterna che distribuì fra i più poveri e si ritirò dapprima presso S. Massimino a Micy nei pressi di Orleans e poi a Limoges, nel bel mezzo di una foresta denominata Puvain (Pavum), armato solo di una bisaccia ed un bastone e di tanta ardente fede nel Signore. La sua abitazione era costituita di una capanna di frasche sotto un vecchio albero. La zona era attraversata da una strada mulattiera percorsa solo dai pellegrini che si recavano sulla tomba di San Marziale a Limoges ed al santuario di Santiago de Compostela nel nord ovest della Spagna. "Servire Iddio negli uomini e gli uomini in Dio, nella preghiera con le opere di carità cristiane e di apostolato" era la "mission" della sua esistenza. Si cibava di erbe, frutti selvatici, dormiva sulla nuda terra e per cuscino usava un sasso.
La sua solitudine fu interrotta un giorno dall'arrivo di Teodeberto, nipote di Clodoveo, che era a caccia insieme a tutto il suo seguito. Con il re era al seguito anche la regina, che allora venne sorpresa dalle doglie del parto. Le preghiere e le cure di S. Leonardo propiziarono un parto felice, e allora il re per sdebitarsi offrì all’eremita doni preziosi che Leonardo rifiutò. Allora il Re gli propose di accettare la donazione della foresta ove il diacono si era ritirato, ma Leonardo ne accettò solo una parte dicendo: "quella porzione di foresta che io potrò girare, cavalcando il mio asino durante una intera notte, quella accetterò dalla Maestà del mio re". La foresta da allora non venne più chiamata Pauvain, ma Noblac (Nobiliacum) "perché era il dono di un re nobilissimo". Lì Leonardo eresse una cappella dedicata alla Madonna "Notre Dame des sous arbrès" ed un altare in onore di San Remigio; successivamente venne edificato un monastero.
Si narra che l’umile servo di Dio un giorno scavò un buco in terra che si riempì miracolosamente d’acqua dal quale fu ricavato un pozzo. Molti malati accorrevano a lui da tutta Europa tanto a Micy che a Nobiliacum e al solo vederlo tornavano guariti. Anche i suoi famigliari si stabilirono nelle vicinanze di Nobiliacum creando un villaggio che prese il nome di Noblac, quindi Noblat e che oggi si chiama Saint Leonard de Noblat.
Il monastero, sul territorio di Limoges, è divenuto poi meta di straordinari pellegrinaggi. Leonardo raggiunse anche l’Aquitania, nella zona sud-occidentale della Francia, predicando il Vangelo ed operando miracoli.


La devozione a S. Leonardo

Il culto di San Leonardo di Noblat si diffonde in Europa nell’XI° secolo grazie alla promozione dei già citati monaci Benedettini e Cistercensi, ma grazie anche alla venerazione della gente comune che ha conosciuto le opere mirabili di questo uomo dallo stile di vita semplice e sobrio al servizio degli altri. Al tempo delle Crociate era uno sei santi più invocati dai cavalieri in partenza per la Terrasanta. Nell’XI° secolo in Francia, S. Leonardo confessore e sant’Antonio abate erano i santi che attiravano il maggior numero di fedeli e pellegrini per la quantità di miracoli a loro attribuiti.
In Italia s’impose grazie alle varie invasioni dei Franchi. Nell’Italia meridionale il culto leonardiano venne diffuso dai Normanni, soprattutto in Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna. Sicuramente contribuì a aumentare l’ammirazione per questo santo la grazia ricevuta dal principe Boemondo d'Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo che, imprigionato dagli infedeli nel 1100, attribuì la sua liberazione nel 1103 al santo. Tornato in Europa, donò al santuario di Saint-Léonard-de-Noblac, come ex voto, delle catene d'argento simili a quelle a cui era stato legato durante la prigionia.
Nel Messale Gotico Medievale d'Alsazia troviamo una Preghiera in suo onore: "O Leonardo, compassionevole liberatore dei prigionieri, vogliate liberarmi dall'eterna prigionia. Voi che infrangete le catene dei prigionieri, degnatevi di pregare per noi il Dio del Cielo. Per Cristo Nostro Signore. Amen" ( Tre Gloria Patri)
Dal secolo XI° la fama di questo santo e dei suoi strepitosi prodigi andò sempre più diffondendosi non solo in Francia, ma anche in Belgio, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Italia, Germania e Polonia.
Sotto il regno di Luigi Pio (814-840) gli abitanti di Noblat eressero al nostro Santo una magnifica chiesa dove trasportarono solennemente le sue reliquie, che furono deposte sotto l’altare edificato nel mezzo della cripta. Nel 1191, non si sa per quale motivo fu chiusa la cripta ed anche tutte le vie di accesso , lasciandovi intatte le sacre reliquie. Al principio del XV° secolo, gli abitanti di Noblat non si ricordavano più dove fossero sepolte. Ma il 17 febbraio 1403, su indicazione di un contadino, si scavò presso l’altare della chiesa, ed in una cassa di piombo si ritrovarono le spoglie mortali di San Leonardo, ed in una urna di terra cotta la testa del santo. Il 10 aprile di quell’anno, l’insigne reliquia venne esposta solennemente alla venerazione dei fedeli. Forse da questa festa ebbe origine il pio costume dei veronesi, che nella settimana dell’ottava di Pasqua si recano a visitare la chiesa di S. Leonardo su Val Denega presso Verona.
Carlo VII, nel 1449, vinti gli Inglesi donava a quella chiesa un bellissimo reliquiario di argento dorato, che raffigurava la Bastiglia, famosa prigione di Francia.
Molti sono i luoghi di culto a lui dedicati: nel mondo se ne contano 699; solo in Italia ne sono stati censiti almeno 226. Le località che prendono il nome del Santo sono 82.


Aspetti iconografici

Nell’iconografia sacra S. Leonardo viene rappresentato in due sembianze: quella francese che lo presenta come diacono, tonsurato, con la classica dalmatica scura sopra una veste chiara, l’altra tedesca che lo veste da abate con abito nero quando è dipinto dai Benedettini, in abito bianco quando è rappresentato dai Cirstercensi; raramente viene presentato con i paramenti vescovili. In ambedue i casi appare in giovane età. Gli attributi variano a seconda dell’area geografica: i francesi ed inglesi lo rappresentano con i ceppi ed il libro posto sotto il braccio sinistro o tenuto sia chiuso che aperto nella mano sinistra. E’ un segno che caratterizza un buon grado di istruzione e l’elevata estrazione sociale, ma può significare anche lo "status" di diaconato. Nell’area germanica esibisce le catene, reggendo il bastone pastorale, la croce o la bandiera che come la mitra simboleggiano il padre abate.
E’ protettore dei carcerati, dei prigionieri ingiustamente reclusi, dei fabbri, dei fabbricanti di catene, ceppi, fibbie e fermagli, delle puerpere, delle donne affette da sterilità prolungata, dei carrettieri, dei maniscalchi, degli agricoltori, dei minatori (soprattutto in Belgio) ed anche dei briganti. Non ultimi gli animali aggiogati all’uomo: buoi, cavalli ed altri animali.


Festeggiamenti a S. Leonard de Noblat

Anche al giorno d’oggi nella città di San Leonard de Noblat, in Francia, si celebra questa festa. Per l’occasione vengono portate in processione le reliquie del Santo solitamente conservate nel locale monastero. Le urne sono due: la prima a forma sferica contiene la testa del Santo e l’altra a forma di parallelepipedo sormontato da un tetto a quattro spioventi, contenente il resto delle reliquie.
La Confraternita di S. Leonardo, inoltre, dalla metà del XVII secolo organizza – nella domenica successiva al 6 novembre, il "tincano", una specie di giostra per ricordare lo scioglimento del voto del principe di Condè, liberato dopo tre anni di prigionia. La rappresentazione prevede la distruzione di una riproduzione in miniatura del torrone di Vincennes dove fu rinchiuso.
Ogni sette anni, a partire dal XV° secolo e fino al XIX secolo si celebravano solennemente le "Ostensioni", grandi processioni che richiamavano a Noblat tutte le reliquie dei santi del Limusino in memoria del ritrovamento dei resti del Santo.
Per maggiori informazioni basta consultare il sito del Comune di S. Leonardo: www.ville-saint-leonard.fr.


Nel Trentino Alto Adige

Nel Trentino Alto Adige sorgono 23 chiese, cappelle ed altri luoghi di culto a lui dedicati: pare che la più antica a lui dedicata sia quella di San Leonardo in Sarnis nei pressi di Avio risalente al 1215. Ricordiamo poi Casteluovo, Cavalese, Centa S. Nicolò, Folgaria, Lisignago, Mala, Mattarello, Meano (Masi Saracini), Martignano (Villa dal Monte, già Wolkenstein, ora Taxis), Montesover, Montevaccino, Nogaredo, Novaline, Pranzo di Tenno, Tesero, Tonadico-Castelpietra, Vigolo Baselga, S. Leonardo in Badia, Bressanone, in Passiria, Colma, Auna, Merano, Laudes, Bulla, Pianizza, Bronzolo, Favogna, Cauria.


Tracce leonardiane a Montevaccino

Non sono state condotte ricerche presso l’archivio parrocchiale o dell’ex Comune di Montevaccino.Tuttavia qualche traccia su S. Leonardo l’abbiamo trovata:
• il culto del santo sull’altipiano dell’Argentario fu importato probabilmente dai "roncatores" (dissodatori di terre e boscaioli). Questi ebbero il gran pregio di rendere fertili e coltivabili molte zone incolte. Essi provenivano, secondo il ben documentato padre francescano Frumenzio Ghetta, dalle terre teutoniche della Baviera, della Slesia e dell’Alto Adige chiamati dall’allora Principe Vescovo Federico Wanga (di origine germanica) nei primi anni del 1200 ad affiancare il lavoro delle compagnie dei "bergknappen" (canopi) provenienti anche dalla Franconia e dall’Harz, occupati nello sfruttamento delle miniere per l’estrazione della galena argentifera dalle canòpe e cadìni dell’attuale altipiano dell’Argentario. I "roncatores", che lavoravano soltanto in opere di bonifica e di colonizzazione del territorio, portarono dalle loro terre d’origine anche i loro costumi, tradizioni ed il culto dei loro santi. Fra questi, senz’altro, merita particolare menzione S. Leonardo a cui la nostra chiesa è dedicata
nell’ex archivio curaziale, ora parrocchiale, è conservato un documento di "Legata perpetua" firmato dal curato Agostino Dalla Piazza e datato 5 settembre 1862 in cui compare in alto un originale sigillo di S. Leonardo
• fino agli anni ’70 era presente all’interno della chiesa un affresco del pittore Metodio Ottolini rappresentante S. Leonardo genuflesso al cospetto di Gesù
• nella notte fra il 15 e 16 novembre 1976 fu trafugata dalla chiesa parrocchiale di Montevaccino la "Pala di S. Leonardo" un dipinto in olio su tela di autore ignoto, del XVII° secolo, raffigurante la Madonna con bambino fra gli angeli, S. Leonardo, S. Antonio Abate e San Valentino. Furono rubati, inoltre, un’altra tela in olio raffigurante la Crocefissione ed un crocefisso ligneo policromo, entrambi risalenti al XVIII secolo
nel 1986 l’artista trentino prof. Delaidotti ha restaurato il dipinto di S. Leonardo e quello del Buon Pastore presenti sulla facciata della Chiesa parrocchiale. Le precedenti opere sono da attribuirsi al pittore aldenese Metodio Ottolini
• fra i due dipinti campeggiano le catene, sempre sulla facciata della chiesa
• nella seconda metà degli anni '90 don Bepi Grosselli ha predisposto per il Coro parrocchiale il canto "Lodate Dio" o "Inno di S. Leonardo"
• il Coro parrocchiale di Montevaccino porta la denominazione "S. Leonardo"
la statua lignea di S. Leonardo realizzata dall’artistica trentino prof. Delaidotti negli anni ‘90


Curiosità

• il nome Leonardo è frequente nella famiglia nobiliare dei dal Monte e Saracini
• in passato visse in paese Leonardo Pallaver i cui discendenti presero il soprannome di "nàrdei"
• attualmente l’unico montese autoctono che porta il nome del nostro patrono è Leonardo Pontalti, redattore del quotidiano "L’Adige"


Il "triangolo calisiano di S. Leonardo"

E’ molto probabile che la Famiglia dal Monte, proveniente nel 1550 da Pergine, in tarda epoca mineraria, valorizzò non poco il culto locale di questo Santo, elevandolo a proprio protettore. Tale dato è confermato dal fatto che esistono nella nostra zona – oltre alla chiesa parrocchiale di Montevaccino – altre cappelle e chiesette a lui dedicate: ai Masi Saracini, alla Villa "Mersi" (ora Taxis) a Martignano accanto a Maso Martis. Nel passato tutti questi possedimenti erano i proprietà dei dal Monte che nel tempo si imparentarono con i Conti Saracini i quali ereditarono gran parte dei loro beni.


Conclusione

Un santo che fa cose semplici, rifiuta il potere, si allontana dalla mondanità e dalle lusinghe di questo mondo, prega e testimonia.
Per non fallire basterebbe imitarlo.


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Circolo Comunitario di Montevaccino
Parrocchia S. Leonardo di Montevaccino

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